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mercoledì 15 settembre 2010

Cosimo si è svegliato male, stamattina, gridando. Quando suo padre l'ha portato in cucina gli ho chiesto cos'avesse sognato. "Caduto dalla motobicletta", mi ha risposto. (Quando qualche giorno fa è morto il motociclista Tomizawa, in un ristorante cinese dove stavamo la sequenza era trasmessa e ritrasmessa da un grande televisore, Cosimo mi ha chiesto cosa fosse, gli ho risposto che un ragazzo era caduto dalla motocicletta, pòro cocco, e lui ha continuato a ripetere, mentre le immagini continuavano a scorrere, saranno continuate per venti minuti, "caduto dalla motobicletta... piange...)
Non ho capito ancora se Cosimo ha presente cosa chiedo, quando chiedo cosa ha sognato. Risponde però, dopo averci pensato, ad agosto mi rispondeva spesso "piscina".
Poi è andato all'asilo come tutti i giorni, mentre io traccheggio davanti al computer perché devo andare a sostenere una conversazione sgradevole e pesante sul lavoro, e non c'ho voglia.
Penso spesso a quanto mi colpì il racconto Evelyn su Dubliners di James Joyce, quando lo lessi a 19 anni, quanto mi sembrò bello e profondo.

martedì 10 agosto 2010

Ho capito che eravamo arrivate quando, dal finestrino del treno, ho visto la grande cupola, una torre e un campanile svettare tra un buon numero di case e palazzetti. Molto italiano.
Si era ironizzato per tutto il viaggio sulla 126 che avrebbe avuto la suora, anche se in realtà Marica propendeva più per la Panda. Invece la suora aveva la Multipla, e ci siamo sedute tutte e tre davanti.
La casa era un villino bellissimo, con cespugli fioriti davanti e un giardino ombroso sul dietro. Ho fantasticato brevemente sulla pia anziana che deve averlo lasciato in eredità alla chiesa. Ragazze con magliette larghe e pantacollant sedevano su sedie di plastica bianca sotto l'oleandro, sorridevano senza mostrare i denti, molto enigmatiche.
La suora ci ha fatto passare nello studio, con i cuscini ricamati sulle poltroncine, la foto di Ratzinger e di qualche prelato locale che non ho riconosciuto, il cordless, il fax. Ci ha raccontato di una ragazza che ha perso cinque lavori uno dopo l'altro, non è matura, si adombra a ogni no. Non ha voglia di lavorare, "vuole vivere come un'adolescente", ha detto testualmente la suora, "andare sempre in giro e fare sesso tre volte al giorno". Per alcuni secondi Marica e io ci siamo distratte dietro l'immaginario della suora sull'adolescenza di oggi.
Siamo state a pranzo tutte insieme, noi, due suore, varie ragazze. La suora ci ha elencato contenta la provenienza di ognuna, per sottolineare l'internazionalismo della tavolata. Il primo era pasta con un sugo di carne molto denso. A centro tavola, grandi insalatiere erano piene di pomodori da prendere e affettarsi ognuna per conto suo. I cetrioli invece erano già tagliati. Un'altra immagine di Ratzinger sul muro della cucina (la cucina abitabile, come ha sottolineato la suora), un ritratto su fondo dorato dai colori cangianti, e vicino una Madre Teresa dipinta con la stessa tecnica. La maggiorenna romena accanto a me ha fatto dei gesti furtivi alla minorenne romena che avevo davanti, secondo me di scherno razzista verso la ragazza nigeriana che mangiava una pesca. Ma magari mi sbaglio.
Una delle ragazze che mancava frequenta un corso di pasticceria della provincia, annuale con rilascio di attestato, e la sera prima aveva portato un semifreddo preparato per l'esercitazione.
La suora ha distribuito delle belle fette su piattini da tè a fiori. Era bianco e rosa. A me è piaciuto.

mercoledì 19 novembre 2008

Ho portato fuori il cane e la giornata era stupenda, siamo andate al parco abbandonato sul fianco della collina, invaso dal sole. Era come a primavera, abbiamo giocato col guinzaglio, lei ha corso quasi con frenesia, avanti e indietro e in tondo, con me come centro del cerchio.
Verso le quattro sono uscita con mio figlio, ma la città era in ombra ormai, e la domenica le vie per andare in piazza Cavallotti, dove il negozio gestito dai pakistani rimane aperto, sono quasi deserte. Si era alzato molto vento, Perugia era tutta completamente grigia senza nemmeno un punto di colore. Cosimo ha pianto tanto, forse stranito dal freddo, cercavo qualcosa di allegro da mostrargli, un fiore, una tendina, non c'era nulla. Mi sono accoccolata a fianco del passeggino per dirgli qualcosa, ho visto le mie mani molto rugose in quella luce insensibile, atona. Ho continuato a camminare verso piazza Grimana, dove almeno le fronde degli alberi erano verdi, ma di un verde molto scuro, e una ventina tra ragazzi e ragazze giocavano a pallacanestro nel campetto di cui si è letto, di recente, nella cronaca nera internazionale. Passavano pochissime macchine, i rumori rimbombavano in una sorta di vuoto per me inspiegabile dal punto di vista fisico. Cosimo non la smetteva di piangere.
Mi è sembrato di capire com'è essere vecchi.

domenica 2 novembre 2008

Hai lavato e fatto a pezzi altre volte carote, zucchine e patate (non spesso, e spesso malvolentieri perché cucinare non ti piace per niente), ma questa volta cerchi di concentrarti su ogni gesto perché vuoi essere sicura che tutto sia pulito e preciso, metti l'acqua, accendi il gas e lo tieni basso. Tutto nuovo, l'intenzione, l'attenzione, il sentimento. Prepari il primo pasto nella vita di tuo figlio. Certo, stai ancora lì a fissarti l'ombelico in preda all'angoscia e a piangerti addosso appena puoi, ma ormai puoi solo nei ritagli di tempo.

domenica 28 settembre 2008

mercoledì 24 settembre 2008

Sono andata con Cosimo a fare la seconda vaccinazione. Alla prima, in luglio, eravamo due mamme e due bambini. Questa volta davanti avevo trenta persone. Ho socializzato con qualche altra madre, Cosimo ha sorriso a chiunque, anche se la sua attenzione è stata catturata soprattutto dal poster con le istruzioni per la qualità della vita in caso di insufficienza respiratoria, con i suoi antiquati disegnini di treni aerei e montagne. E' venuta l'ora della poppata, che io non avevo previsto pensando di fare subito. Mia madre è dovuta tornare a casa mia dove Jason aveva preparato il biberon, e sono andata a prenderlo mentre con la macchina faceva la fila per entrare nel parcheggio. Conosco bene il distretto sanitario di via XIV settembre, e non mi sono seduta nella sala d'aspetto delle vaccinazioni ma in quella, vuota, del consultorio giovani. Perché mi sono accorta che mi vergognavo davanti alle altre madri a farmi vedere che davo il biberon invece del seno. Per tutti i nove mesi della gravidanza ho letto e sentito dire dappertutto che ogni donna ha latte, che ogni donna può allattare, che perseverando il latte scende, e via di questo passo. A me non mi è sceso, non so cosa ho sbagliato. Ma mi sono accorta che avevo paura che le altre mamme mi giudicassero.
Dopo la poppata, ho rubato dal tavolinetto delle riviste il numero di Oggi in cui Antonella Clerici annuncia la sua tanto desiderata gravidanza a 44 anni. Ora lo leggerò avidamente.
Intanto ho appena ricevuto un sms con cui una mia amica mi annuncia di essere incinta. Lunedì un mio amico mi ha annunciato che a gennaio avrà un bambino. Come ha titolato Libero la settimana scorsa, il capitalismo è finito - ma, è facile accorgersene, la vita continua. Che bello!

mercoledì 27 agosto 2008

Ogni 10-12 giorni visito i siti della De Agostini o della Hobby & Work per vedere quali opere a fascicoli stanno per uscire in edicola. Mi piace tenermi informata. E l'edicola per me è un feticcio. Grazie a questa sana abitudine ho potuto oggi acquistare con gioia il primo fascicolo del corso di lingua cinese della De Agostini. Non ne ho visto pubblicità, mi sarebbe sfuggito senza dubbio. In cambio di 1 euro e 99 ho avuto un fascicolo, un dizionario italiano-cinese, un dvd dove una situation-coomedy didattica mi infarina sulla conversazione in cinese. Una curiosità degna di nota è che i cinesi, quando si incontrano, non si domandano come stanno, ma dove vanno o, meravigliosamente, se hanno mangiato. Il fascicolo specifica "lo scopo di questi saluti non è quello di dare un'informazione, bensì di creare un'interazione. Al nostro interlocutore non interessa sapere dove stiamo andando esattamente né cosa abbiamo mangiato, la sua domanda è una semplice forma di cortesia e la risposta deve essere generica". Giustamente, come in italiano, se uno ti chiede come va non è che devi rispondere nei minimi particolari, non male, ma ho un leggero mal di testa e ieri mi è venuto un attacco di colite. Sarebbe scortese. Quindi alla domanda Chifàn le ma?, cioè hai mangiato, si risponde semplicemente Chi le, cioè ho mangiato, oppure Hai mei ne, cioè non ancora.
Detto questo, la De Agostini sta facendo uscire la raccolta dei segnali stradali più divertenti del mondo, che ha per testimonial Siusy Blady e Patrizio Roversi, e "Diventa esperto di meteo e costruisci una stazione metereologica", che ha per testimonial il colonnello, o quel che è, Giuliacci.
Zàijiàn!

giovedì 14 agosto 2008

Non ce la faccio a scrivere qualcosa di interessante.
Ho in testa almeno quattro recensioni di libri, potrei commentare questo o quello. Ma sono stanca, siedo davanti al computer e non riesco ad applicare il cervello alla stesura di un testo di una qualche dignità. Allora preferisco giocare a Word Challenge (che in due giorni mi ha già stuficchiato, è inutile, i giochi mi prendono fino a un certo punto), girellare per i siti di informazione, fare le solite approfondite ricerche sulle mie ossessioni più o meno patologiche (e non sto abusando del termine).
Sono molto stanca, il mio bambino mi assorbe molto, in questi giorni Jason lavora e ci sto da sola, tutto il giorno, e lui vuole attenzione ogni secondo, non posso nemmeno voltare la faccia sennò piange. E' tenero, e sfinente.
Metto piano piano a posto la casa, riordino libri impacchettati mesi fa, come sempre ritrovo qualcosa che non ricordavo di avere, o vengo presa dal desiderio irrefrenabile di rilettura, o di prima lettura di testi comprati magari a metà prezzo e messi da parte. Uno di questi sarà ciò che leggerò ora, il libro di Walter Tobagi sull'attentato a Togliatti nel 48.
A fine mese ripprenderò a lavorare, un lavoro che non mi piace più, che paga poco e irregolarmente, che contribuisce alla mia ansia e insoddisfazione. Mi sembra tutto da sistemare, da riorganizzare, da riempire di senso.
Almeno sono a dieta, e se il corpo non tornerà mai com'era almeno posso provare a riavvicinarmi a una forma vagamente da me accettabile.
In tutto questo mi manca il mare, come ti manca una persona. Sono tre anni che non vado al mare.

sabato 19 luglio 2008

Siamo stati tre giorni a casa dei miei genitori. Ho voluto portare Cosimo al Monte Peglia, per stare in mezzo al verde. Al parco dei Sette Frati abbiamo incontrato in due ore tre persone. Di fatto è una zona completamente sconosciuta ai turisti, dove vanno solo, credo, persone di Marsciano o di Orvieto, essendo esattamente a metà strada. Immagino da un lato sia un bene, perché la zona rimane più protetta. Però penso che, visto che sta regione ormai campa di turismo, spingere un po' più dei posti così belli sarebbe solo logico. A casa ho guardato per curiosità la guida rossa dell'Umbria edita dal Touring Club (che abbiamo perché tempo fa si comprava a 1 euro con la Repubblica), e ho notato che l'intera area non è nemmeno sulla cartina! Il Monte Peglia e il comune di San Venanzo non sono mai menzionati nelle centinaia di pagine della guida!

mercoledì 25 giugno 2008



Per il mio compleanno, ieri, Jason ha fatto un cheesecake. Era buono. In caso ve lo steste chiedendo, sì, quaranta fa un certo effetto.
Non sono andata a vedere Persepolis al Frontone, ma l'ho visto invece sul pc. Le versioni in inglese erano tutte fallate. Con i sottotitoli in inglese abbiamo trovato solo l'originale in francese. Le voci di Marjane e della madre sono di Chiara Mastroianni e Catherine Deneuve. Mi è molto piaciuto, il fumetto mi aveva folgorata. Quanta complessità in tò sto mondo (mentre elaboravo come rendere la parlata umbra, ho realizzato che potrebbe anche sembrare inglese "in to").
Ancora non sono stata in libreria, ma credo che acquisterò Stella del mattino di Wu Ming come prossima lettura. Per ora ho scaricato Medium di Giuseppe Genna, ma quando mi posiziono davanti al computer tendo ad andare a zonzo per internet senza costrutto, invece di dedicarmi a esso.
E' molto caldo e ho difficoltà a organizzarmi per mettere il naso fuori, per via del mio bambino.
Il mio bambino ha i capelli rossicci.

lunedì 16 giugno 2008

Ho finito e consegnato la traduzione del romanzo teribbile, quindi, per la prima volta da quando ho un figlio, avrò del tempo almeno per richiamare le persone al telefono.
Forte del mio fisichetto post-parto, che si colloca a metà strada tra Giumbolo e una mozzarella di bufala campana, conto di riprendere a camminare e addirittura a fare yoga.
Sento l'esigenza di acquistare un libro, ancora non ho deciso quale, ho una lunga rosa di titoli.
Giovedì 19, alle 18, alla Terrazza del Mercato Coperto c'è la presentazione dell'ultimo libro di Mauro Covacich, che Giovanni poco tempo fa ha recensito nel suo blog, e che non fa parte della mia rosa di titoli per motivi prettamente psicologici. Dovrebbe essere presente l'autore, me ne sincererò quanto prima visto che tanto devo telefonare al gestore della Terrazza per motivi di lavoro. Si potrebbe anche intervenire numerosi, così, tanto pe' sta' insieme.
Sto cercando di valutare se, con le scadenze dell'allattamento (che peraltro devo fare misto, perché ho pochissimo latte, in compenso ho, una volta debellate delle ragadi terrificanti, un pervicace mughetto ai capezzoli), mi sarà possibile andare al cinema qualche volta. Tipo almeno al Frontone lunedì prossimo, a vedere Persepolis.
Voglio fare una festa di compleanno ma ancora non mi sono mossa per niente. Dovesse sfumare come la festa di laurea, mi roderebbe tantissimo.
Ho visto la partita contro l'Olanda da Mimma, dove siamo rimasti anche a cena, divertendoci e rilassandoci (e, Jason, sfoggiando le sue conoscenze enciclopediche sul barbecue), e che si configura come la prima serata in società di Cosimo. Quella contro la Francia mi sa che starò a casa.

domenica 4 maggio 2008

Pupi ha ragione. "La freccia nera" è del 1969. Quindi può averla vista quando andava all'asilo. Però mi aspettavo che la Bruna lo mandasse a letto dopo Carosello.
(Loretta Goggi è del 1950 e non del 1948 come avevo detto io).
Ieri Cinzia Anto Pippi Pupi Ermi Giovanni Jimmino Roxy Monie mi hanno regalato un fasciatoio e un cuscinone per l'allattamento. Che dolci.
Ora ho tutto, mi mancano solo le pantofole. Mia madre mi ha chiamato dalla cima del Monte Subasio, dove sta facendo un'escursione, per consigliarmi di acquistare delle finte Crocs che sono tanto comode.
Alla Città della Domenica, mio marito sostiene di aver mangiato ieri sera la migliore pizza di tutta la sua vita, compresa la fase in cui poteva ancora "do gluten". La conversazione sui ggiovani è stata appassionante, a me sono venute in mente tante altre cose dopo, riprendiamola amici! ("emo" su google.it fornisce un sacco di interessanti informazioni)
Obama ha vinto le primarie a Guam per 7 voti.

giovedì 1 maggio 2008

Ieri sera io e Jason siamo andati al ristorante giapponese con Pupi, poi al Loop Caffè in via della Viola dove ci hanno raggiunto Cinzia e Antonello. C'era il concerto de Le luci della centrale elettrica in programma per le 22. Alle 22 eravamo solo io Jason Pupi Paolo Vinti e una coppia di tedeschi sulla settantina col loro cane. In venti minuti sono andati via Paolo e i tedeschi, e sono arrivati Cinzia e Antonello. Questo ci ha permesso di prendere posto sul divano e di chiacchierare amabilmente per più di un'ora, leggendo il giornale con tutti i concerti in giro (il 31 maggio c'è Nick Cave a Spello. Con Jason abbiamo convenuto che non è adatto per un neonato di 15 giorni, troppo gloomy). E' stata una serata molto carina in compagnia. Quando il concerto è iniziato, venti a mezzanotte, con una declamazione di Paolo Vinti nel frattempo ritornato ("Barack Obama vincerà negli Stati Uniti", corna e scongiuri vari), una folla compatta di gente ha circondato il divano dove ci eravamo accomodati, provoncando un momento d'ansia ad Antonello, che, unito all'ansiogenità della musica stessa, lo ha convinto ad andarsene dopo poco.
Il concerto: il giovane se non giovanissimo cantautore ha senz'altro delle doti, che vengono dimostrate nel suo myspace [fino a ieri c'era un disegno di Andrea Pazienza che spezzava il cuore, ma l'ha tolto]: il pezzo lì presente è secondo me molto bello, e rende molto più registrato che dal vivo. Mi sono chiesta, chissà perché ha messo una canzone sola quando poteva metterne tranquillamente tre o più? Dopo il concerto ho capito: i suoi brani sono tutti perfettamente identici, sia nella musica, che nei testi, che nell'esecuzione, che negli arrangiamenti. Non scherzo. Identici. E questo è monotono. Momenti intensi ce ne sono stati due o tre, ma nel complesso non mi ha entusiasmato.
Tornata a casa, da alcuni indizi fisici ho avuto l'impressione di poter essere vicino al parto. Per mezz'ora sono stata in preda all'ansia, ricercando la cartelletta con gli esami clinici, che è sparita, e decidendo cosa mettere nella valigia per l'ospedale drammaticamente incompleta (tipo, non c'ho le pantofole). Poi però non è arrivata nessuna contrazione, allora sono andata a dormire e infatti eccomi qua.

mercoledì 9 aprile 2008

La cultura americana di mio marito, unitamente alla sua convinzione che prepararmi i pasti sia un atto d'amore supremo, fanno sì che io venga in ufficio, dalle 11 alle 17, con lunchbox al seguito. Oggi mi ha preparato due panini gemelli, con frittatina, mortadella appena scottata in padella e fetta di pomodoro fresco. In più, arancia e tovagliolo di stoffa accuratamente ripiegato.

giovedì 3 aprile 2008

Mentre martedì andavamo al comizio, io e Pupi abbiamo notato un ristorante giapponese in via del Maneggio (al posto di Dino perché i locali capiscano). Presi dal giubilo, ieri sera ci siamo andati subito, insieme con Jason.
Probabilmente sono dei ristoratori cinesi, ma sulla carta che ci frega, mica la preparazione del cibo è una cosa genetica, ci sono tecniche e ricettari. La linea è comunque quella di sembrare un ristorante giapponese il più possibile, mobili scuri, piatti squadrati, cuochi con la fascia in testa, personale ben preparato, ben vestito e di bell'aspetto (hanno un po' l'aria di studenti universitari, contrariamente a quell'atteggiamento da parenti poveri del proprietario che, specie ultimamente, tende a contraddistinguere i camerieri e le cameriere dei ristoranti cinesi che fanno cucina cinese). Io ho potuto prendere solo il tempura, il che è simpatico perché invece di solito non prendo mai il tempura, visto che Jason è celiaco e di solito facciamo enormi ordini di coppia. E in realtà mi piace più il sushi e il sashimi. Qualcosina ho assaggiato, lo zenzero è aromaticissimo e il rafano fortissimo, il pesce fresco. Costoso.
I primi tempi che lavoravo al numero verde, l'ufficio era vicino a via del Maneggio, e il turno serale finiva inizialmente alle 3 di mattina, poi all'1. Capitava spesso che la Patrizia venisse a prendermi, e poi andavamo a mangiare la pizza e chiacchierare di amore e vita da Dino, aperto tutta la notte, tra ometti dai capelli corti davanti e lunghi dietro e l'aria viscida. Qualche volta prendevamo anche l'antipasto a buffet.

lunedì 24 marzo 2008

Dopo una giornata di Pasqua caratterizzata da 12 ore ininterrotte di pioggia battente, e dopo altra pioggia notturna così violenta da svegliare una dormiente, uno non si aspetta niente da Pasquetta. Invece la Monica la Rosalba la Patrizia e il suo fidanzato Giuseppe mi hanno raggiunta a Marsciano, e insieme siamo andati a vedere la mostra di Chagall al dinamicissimo Museo Dinamico del Laterizio. La mostra (conslusasi oggi) non è che fosse la più bella mostra della storia, però ho apprezzato le litografie sull'Esodo, e le illustrazioni per le Anime morte mi hanno fatto venire la voglia impellente di rileggere il romanzo. Il museo, inoltre, è veramente ben allestito, e la collezione di fischietti mette allegria. Sia io che Monica abbiamo avuto, negli anni Novanta, la possibilità di accedere a Palazzo Pietromarchi quando era ancora l'archivio incustodito e non ordinato del comune. Le stanze erano ricoperte da tonnellate di polvere e guano secco di piccione. Tutte/i abbiamo apprezzato il restauro.
Il caffè del museo era chiuso. Siamo rimasti a parlare davanti al cinema, sotto un cielo grigissimo. Abbiamo parlato del parto di Rosalba, di quand'è nato Dario. Poi Patrizia e Giuseppe mi hanno riaccompagnato a casa, mentre una processione aperta da un grosso Cristo in croce si snodava per le vie della città.

venerdì 21 marzo 2008

La cena a casa dei miei genitori segue ritualità strettissime che comprendono, nel corso della prima portata, il tentativo di risoluzione del gioco finale del programma televisivo "L'eredità". Ieri ha indovinato mio padre. La parola misteriosa era strada. Io però ho indovinato due sere di seguito nel corso della settimana. Ho indovinato presidente e ricerca. Mercoledì, impensabilmente, ha indovinato Jason. Ma perché l'ultimo indizio era "quarto". Io non stavo seguendo, lui ha associato subito la parola stato.
Mangio a quattro palmenti, tiro due o tre volte la pallina a Iole, poi vengo sopraffatta dalla stanchezza e mi ritiro in camera con Jason. Io leggiucchio lui studia strategie di mercato del fantasy baseball. Cosimo compie all'interno del mio utero movimenti non sempre facili da decifrare. Di solito in mezz'ora crollo addormentata, prima delle dieci.
Sono esausta. Non vedo l'ora che sia domani, dopodomani, Pasquetta, così posso dormire fino a tardi. Devo però anche tradurre a tutto spiano perché sono indietro. E da martedì prossimo fino a metà aprile ho da fare a ritmi impensabili. Però almeno sarò a Perugia e mi risparmierò il tragitto avanti e indietro con il peraltro amabilissimo treno dell'FCU.

martedì 4 marzo 2008

Con il babbo e il suo camioncino ci siamo recati a FCO a prendere Jason e Corbin che tornavano dagli Stati Uniti. Jason è apparso all'affollatissimo gate B, che serviva tutti i voli non dall'Italia vista la chiusura del gate C, carico di bagagli, ma indossando uno di quei completi che gli cuce su telemisura il sarto thailandese che ha trovato su Internet, e che lo fanno tanto gangster americano degli anni 70, e che io adoro. Corbin si è ingrassata, non ha più paura di volare, le si chiude solo la vescica. Jason mi ha riportato delle testoline-di-animali-della-fattoria gommose che aveva comprato nello scalo a Londra all'andata (la mucca sapeva di cocacola, è stata la mia preferita), alcuni vestiti che avevo lasciato ad Atlanta, compresi degli stivali multicolori lavorati ai ferri, il primo numero di Open Face Sandwich (un po' irritante. Gli americani, in media, non sfuggono alla dittatura del cool. Proprio non ce la fanno). Poi ha riportato alcune tonnellate di vestitini, tutine, magliettine, un piccolo bomber col collo di pelo, un piccolo paio di jeas, bavaglini, calzine, berrettini e 3 biberon, dono della moglie di suo padre e delle sue sorelle di secondo letto Sheena (dalla leggendaria bellezza, pur non essendo la principessa guerriera ma una estetista e massaggiatrice diplomata che lavora su naavi da crociera, è buddista e vive alle Hawaii), Athena e Rosie.
Domenica alla presentazione de La Sinistra l'Arcobaleno ho incontrato tanta gente che ho conosciuto negli ultimi venti anni, anche qualcuno che non mi aspettavo e mi ha fatto molto piacere, tipo Roberto Bordoni. Franco Giordano, che non apprezzo particolarmente (non apprezzo nessuno particolarmente, tranne Vendola e Ferrero) è stato invece abbastanza interessante. Non mi spiego perché abbiano invitato Lotti (io non ci credo mai che non si schiererà col pd), non l'amico di Pacciani ma l'inventore del pacifismo come professione, nel senso sì, arrivo a spiegarmi che si cerchi di coinvolgere il mondo dei pacifisti, solo che è come se una formazione di sinistra che volesse coinvolgere il popolo russo invitasse a parlare lo zar. Ma tant'è. E' stato un incontro molto affollato. La fraction Comunisti Italiani si riconosceva bene perché erano omìni. La Sinistra Democratica era presente, tra l'altro, nella persona del dottor Monaco, che noi conosciamo da anni perché è lui che fa la profilassi e le cure antitubercolosi alle ragazze. I Verdi risultano non pervenuti (sto citando). Io voto la Sinistra l'Arcobaleno. Due articoli, che tipi...

sabato 1 marzo 2008

Ieri sarei dovuta andare a Roma al consiglio nazionale dell'associazione ricreativa e culturale. Ma l'altro ieri sera verso le 20 Mimma, atteggiando il visino a un'espressione strappalacrime, mi ha convinto che non potevo lasciare tutto proprio il giorno della scadenza del bando x, con il progetto con ancora alcune parti, seppur piccole, da scrivere, i curricula da raccogliere e soprattutto il piano economico da fare. Infatti ha avuto ragione, perché in questo modo ho potuto riguardarlo bene e renderlo più compatto, divertirmi con la calcolatrice a inventare praticamente dal niente il budget (è divertente, davvero, soprattutto una volta che Pupi mi ha insegnato a impostare il calcolo sulle percentuali, in matematica sono un' analfabeta di ritorno), confrontarmi su questo e su quello, sollecitare per invio lettere e cv, cancellare questo, cancellare quello, ricalcolare, sottolineare il bando con l'evidenziatore, riscrivere, riformulare. Tutto questo senza interruzione dalle 10.30 alle 18, quando arrancando con il mio attuale sistema respiratorio in apnea sono arrivata alla posta in tempo utile per fare la raccomandata. Ovviamente appena spedita la busta mi sono balenate violentemente nella testa un paio di cavolate che sicuramente ho fatto ma che ormai sono andate per sempre. Perfetto. Alle 18.30 ero completamente fusa, e non in possesso di una casa in città dove andarmi a buttare sul letto per almeno mezz'ora. Poco male, visto che ho presto visto Pupi e con lui sono andata a Foligno a prendere Erminia al treno, a mangiare in un ristorante di cucina umbra con televisione accesa su Sanremo (Giorgia, Jovanotti insieme a Ben Harper e Fiorella Mannoia, impegnati nel loro repertorio; credo nell'ordine le ultime tre cose che avrei voluto vedere se coscientemente avessi deciso di guardare il festival: non era una gara canora nazional-popolare o qualcosa del genere?), e poi al Feedback a vedere il concerto degli Offlaga Disco Pax.
Ora, è noto che io ormai non esco più per niente. Praticamente gli ultimi concerti a cui sono stata erano tutti negli Stati Uniti. Un po' per questo, un po' perché starò invecchiando, un po' perché come detto ero fusa dalla stanchezza, visto che il concerto, mi era stato detto, iniziava alle dieci, arrivando nel locale alle dieci e tre quarti io ero convinta di essere in ritardo. Ca va sans dire, il nostro amato gruppo è salito sul palco a mezzanotte e dieci. Alle dieci e quaranta, in compenso, con tipo dieci persone paganti, i bagni del Feedback erano già malamente intasati. Nell'attesa, un dj ha messo dei pezzi piuttosto belli. Notevole il fatto che, man mano che la sale si riempiva, nessuno, dico nessuno, accennasse un seppur timido passo di danza. Il concerto non è stato molto bello per il banale motivo che non si è sentito NIENTE. Forse Feedback più che un nome è un ideale.
Gli ODP hanno suonato soprattutto pezzi del loro ultimo disco Bachelite (resina termoindurente), che poi Pupi ha acquistato. La musica è interessante, ma i racconti brevi che il cantante interpreta a tempo sono ciò che io veramente amo, ovviamente non tutti allo stesso livello. Molti di noi saranno lieti di sapere che un pezzo, davvero esilarante, parla del Parco dei Monti Sibillini, del lago di Pilato, e della riserva per la salvaguardia del chirocefalo come una metafora della reazione e del mantenimento dello status quo. Mi ha fatto tanto ridere. La mia canzone preferita però è quella dedicata a Francesca Mambro, intelligente, profonda, politica e filosofica (sì mi voglio allargare). Non ne parlo perché cercherò di postarla integralmente.

sabato 16 febbraio 2008

Al circolo Arci Nuova Island c'è l'aperitivo per il compleanno di Pupi e Giorgio, nati lo stesso giorno, cioè oggi, a due anni di distanza. Pupi ed Erminia dichiarano che se vado, poi mi riaccompagneranno a Marsciano in macchina. Mi verrebbero anche a prendere, ma tanto bene consulto l'orario della Ferrovia Centrale Umbra e vedo che c'è un pratico treno alle 18.25 per andare a Perugia. Evviva. Una bella festicciola. E Giorgio compie 40 anni, cifra tonda ecc. Indosso il vestitino nero a bolli rossi che mi ha regalato la Pippi per Natale (pudicamente sopra una maglia e dei pantaloni), mi trucco e mi parrucco e vado alla stazione. Siedo nella panchina vintage all'interno della sala d'aspetto vintage, ricoperta però di scritte modernissime a carattere sessuale, amoroso, politico, club-culture. Con della vernice rossa caratteri cubitali esprimono qualcosa in rumeno, la stessa grafia dice anche vafanculo italia. Trovo interessante il lungo testo a pennarello nero, scritto probabilmente da un fedele dissenziente, contro il responsabile della moschea di Marsciano, in cui si dice che è vecchio (tra parentesi si specifica 60 anni) e stupido e ruba i soldi della moschea. C'è anche disegnata una caricatura con didascalia "responsabile moschea di Marsciano". Il treno però non passa. Siamo io, una ragazza giapponese, un giovincello barbuto con zainetto e busta del Lidl. Fino ai 20 minuti di ritardo la prendo con filosofia. Con la FCU può succedere. Parlo al telefono con Rosalba che non sento da un po'. Cancello alcune foto dalla galleria del cellulare. Alla mezz'ora la ragazza giapponese mi guarda sorridente e mi chiede "Ma passa questo treno?". Bella domanda. La stazione di Marsciano è incustodita. Lo stabile lo ha acquistato il comune e ci sono la sede della Croce Rossa, la Filarmonica, la scuola di musica. Ma nulla che attenga al traffico treni, tranne l'orarietto incorniciato e poche altre notazioni. Telefono alla stazione di Perugia chiedendo se c'è un problema, magari è passato in anticipo. Il tipo che risponde, molto gentile, mi dice che guarda. Dopo un minuto torna all'apparecchio e fa "Quel treno non c'è. Non passa il sabato." Io "Ma come? E' sulla striscia azzurra. I treni sulla striscia azzurra passano ogni giorno." "No, questo ha anche la striscetta gialla. Quelli con la striscetta gialla passano tutti i giorni tranne il sabato.". Crisi di astio. Questa striscetta gialla del cazzo è il segno meno chiaro che esista. Sono le 19.05. Il prossimo treno è ai '50. Mi fa male il nervo sciatico e zoppico vistosamente. Odio. Chiamo Pupi e ci rinuncio.
Mi ha sempre affascinato il fatto che le due persone che, ogni probabilità, hanno fatto sì che non mi suicidassi o cose del genere negli anni 1988/1989, siano nate lo stesso giorno.
Buon compleanno Pupi! Buon compleanno Giorgino!